IL BAMBINO SORRIDE SEMPRE (e il Parlamento è laico) -1

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Partiamo da due presupposti pacifici, che sono poi motore di questa riflessione a più puntate.

 

Il principale fondamento: il soggetto.

il bambino è sempre un bambino.

 

E il secondo, tra parentesi, “e il Parlamento è laico” -almeno dal 1975- e dovrebbe sempre uniformarsi a una decisione europea.

 

Parleremo quindi, in tutti questi articoli che svilupperanno un tema su cui si stanno accendendo profonde dispute, laicamente di diritti di esseri viventi che sono venuti al mondo senza armi e senza opinioni (almeno nelle culle), forti solo del proprio sorriso.

 

Esserini indifesi che si affacciano a questa tortuosa e complicata vita.

 

Non vorrebbe nient’altro, il bambino (ove potesse parlare, ma dopo al massimo un mese non è mai stato possibile), se non una attestazione anagrafica di esistenza, registrata in qualche ufficio in giro per il mondo, in Italia nel nostro caso specifico.

 

Perché un esserino non può essere discriminato. Mai.

 

Può essere, al massimo, classificato quale “maschio” o “femmina”.

Ma ignorato o, peggio, discriminato non è affatto segno di civiltà.

 

Il preciso dovere etico per ogni Ufficiale di Stato Civile -che è pagato da tutti noi- è quello di registrare che è nato un nuovo cittadino italiano. Punto.

 

Da questo istante, però, sorge il problema.

Come lo classifichiamo questo esserino indifeso?

 

“Lui non ha alcun diritto di esistere e quindi di essere registrato in Italia”, tuona un politico con il féz ben calato sulla testa, a mó della papalina del tempo che fu (quando era la Chiesa a dettare le regole, ndr).

 

“No, noi lo dobbiamo classificare, se non altro perché sarà il futuro contribuente da salassare per pagarci le pensioni”, gli fa da contraltare un rubizzo oppositore.

 

E il prete, prima di battezzarlo:

“Chi è il papà e chi la mamma?”

Perché -lo dice Lapalisse- un figlio non può che nascere che da un uomo e una donna.

 

“Se non è chiaro, non lo battezzo questo coso”.

“E noi, se non è neppure battezzato, non lo registriamo questo mostro, guarda poi quant’è brutto…”

 

L’esserino guarda e sorride.

Non ha capito niente ma si diverte.

 

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