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Giappone, Germania, Gran Bretagna…tanto per fare degli esempi sono tecnicamente in recessione.

 

È il prezzo dei pódi passati, dirà qualcuno.

 

Aritmeticamente giusto: però in Italia le cose vanno ora decisamente meglio e il governo sta studiando il momento in cui annunciare la sua mossa finale.

 

Quale?

 

Se le stime di crescita italiane si attesteranno al di sopra dello 0,5% e permarrà lo stallo nei tassi di interesse UE (che non ripartono per non far marciare l’inflazione), lo spread a 149 punti rispetto al rendimento tedesco consentirà al governo Meloni una operazione che sino a ieri sembrava di pura fantascienza.

 

Ricomprarci una buona parte del nostro debito pubblico.

 

Questo sogno del Tesoro è assolutamente reso possibile dagli ultimi andamenti che hanno avuto le Aste pubbliche di BOT, BPT e CCT.

 

Se infatti annotiamo con che entusiasmo le nostre famiglie e le nostre aziende abbiano risposto alle ultime Aste pubbliche bandite nel 2023 (rapporto Bankitalia, ndr), pare che la strada giusta di poter colpire l’obiettivo del sostanzioso aumento del “sovranismo debitorio” sia possibile.

Non certo ai livelli giapponesi, ma nei pressi.

 

Infatti le famiglie italiane già detengono oltre 270 miliardi del debito pubblico e altri 45 li posseggono le nostre aziende.

 

Totale: 315 miliardi di debito …”sovranista”.

 

Questo importo è senz’altro il più alto da quando c’è l’€uro.

 

Quale pare sia stato il segreto di questo successo?

 

Senza ombra di dubbio la ripresa di un clima nuovo di stabilità politica ma, ancor di più, la geniale opzione scelta di puntare sulla “breve scadenza”!

 

Questa …”tentazione in più” rende i nostri Titoli senz’altro i più appetibili in tutta Europa ed il governo Meloni è già pronto ad andare ben più in là.

 

Creando le condizioni per giocare l’Asso finale che dovrebbe già avere in mano. Ricomprarci il più possibile di quote del nostro debito pubblico.

 

 

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