Spread the love

 

Tito Boeri, ex Presidente INPS, disse al governo (parlava dei pensionati che si trasferivano in Portogallo): “é come se il ns. Paese operasse trasferimenti verso altri senza averne il ritorno in consumi”.

Già.

 

La bella vita dei pensionati all’estero (102.000 persone, una città intera) in Portogallo però va sempre più in crisi.

 

Rientrano sempre di più dal quel Paese e si assottigliano pure i numeri delle nuove richieste di uscita.

 

Calano anche gli spostamenti verso la Germania (-24,7%) e il

Belgio (-16,4%), mentre continuano a restare appetibili quelli verso la Spagna e gli USA (+6,4%).

 

Vogliono tornare ad avvicinarsi ai figli e/o ai nipoti, anche se meno del 3% dei pensionati italiani é residente all’estero, secondo il “Centro Studi Itinerari Pevidenziali”.

 

Il motivo è semplice: un tempo la vita in quei Paesi era meno costosa, oggi -grossomodo- ci sono dovunque le stesse condizioni di vita.

 

In quei Paesi, poi (dettaglio non secondario), bisogna pagare di tasca propria le spese previdenziali, sanitarie in particolare…a meno che non si abbia una assicurazione privata.

 

In più loro finiscono per perdere le agevolazioni fiscali (no-tax area), gli strumenti di assistenza (social card), oppure quelli inerenti la vita di comunità (trasporti, etc).

 

Invece è già 400.000 quelli che sono già rientrati in Italia dopo di aver lavorato all’estero e la loro copertura ad opera di enti previdenziali stranieri conta lo 0,2% del nostro PIL.

 

 

 

262

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *