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Il “Buon padre di famiglia” ormai è solo un feticcio párametro giuridico.

 

Perché il ruolo del maschio si va sempre di più smarrendo quale riferimento dentro a queste società occidentali (lasciamo pure perdere le altre culture): ché va declinando sempre di più verso il genere femminile.

 

La violenza è problema generale, però bisogna guardarci dentro un po’ meglio.

 

Ebbene appartengono al genere “maschio” ben l’85,1 per cento degli inquilini delle strutture carcerarie.

 

Ben il 92% condannati per omicidio; 98,7% per stupro; l’83% per omicidio stradale e il 93,6% per spaccio di droga. Nel 95,5% dei casi sono stati prima imputati e poi condannati per concorso in associazione mafiosa, 76,1% per furto, nel 91,7% per usura e per il 93,4% sono stati carcerati per traffico di droga.

 

“Il costo della virilità” si chiama il libro che ha catalogato questi dati.

 

E… non lo ha scritto la sorella d3i Giulia.

 

In più, il bravo Antonio Stella (sempre preciso nelle sue analisi), lavorando sui dati del Ministero degli Interni, ci fa sapere che “gli uomini uccisi da mogli, compagne o amanti, sono il 18%” dei morti all’interno delle coppie. “Mentre le donne l’82%”.

 

La presunta “parità di coppia” può essere la condanna che provoca quella malattia inguaribile che si chiama il “complesso di inferiorità”?

 

Cioè il sopruso fisico è messo in campo per compensare l’inferiorità spirituale o nella vita reale di ogni giorno del maschio?

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