LA RIFORMA FISCALE TARGATA MELONI (1 puntata)

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Un concetto liberale è posto a premessa della riforma fiscale di Giorgia Meloni e della sua maggioranza finalmente coesa su alcuni principi di base.

 

Il popolo italiano è composto soprattutto da gente onesta.

 

Se non abbiamo chiaro in mente questo principio… “rivoluzionario” non capiremmo proprio il perché di tutta una serie di innovazioni.

 

Il principio del contraddittorio paritario sta alla base di questa riforma .

 

“Gli atti che incidono in maniera SFAVOREVOLE sulla sfera giuridica del destinatario” (testuale, ndr) senza dare al diretto interessato almeno 60 giorni di tempo per controbattere portando le proprie motivazioni, non hanno proprio il diritto di esistere.

 

L’Amministrazione dovrà comunicare al contribuente lo schema del provvedimento che intende adottare e PROMETTERGLI di poter accedere agli atti del fascicolo relativo.

A casa nostra: ogni promessa è un debito.

 

Quindi fine delle intimazioni in stile OK CORRAL: “se non paghi entro 60 giorni…” etc etc.

 

Senza controdeduzioni da parte del presunto evasore/elusore, cioè, la intimazione non potrà inverarsi.

 

È chiaro che un termine di scadenza dovrà pur essere posto per controbattere.

Ma il “sig.X”, resterà “sig.”, non già “presunto Y…”

 

Vedremmo da questa nuova impostazione quanto sia veramente …”sporca” l’Italia o quanto sia stato invece …”furbo” il sistema esattoriale ideato.

 

La norma poi promette di incidere in maniera sostanziale sul terreno dei diritti del contribuente.

 

Ponendo un altro presupposto: compito di uno Stato amico è quello di far crescere la nostra coscienza civica.

 

È una rivoluzione liberale a tutto tondo questa: finalmente finirà la logica clerical-marxista del … tu sei un peccatore a prescindere posto che questo Stato è Dio.

Quant’è stato difficile convivere per decenni con questa logica. (continua)

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