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Il Documento di Economia e Finanza (DEF) è la bussola principale pluriennale per la predisposizione dei Bilanci pubblici di previsione annuali, ché li armonizza pure con le linee europee.

 

Quindi è l’atto che rappresenta una sorta di via di mezzo tra i desideri politici e le cose realmente fattibili.

 

Il governo Meloni poi (in questo suo secondo DEF) si trova ancora condizionato dai negativi miasmi contabili del “Bonus 110%”: spesa fatta in deficit e ideata dalle menti M5S del governo Conte II, che ha pensato -come dire?- un tipo di finanza del tutto creativa che pure Eurostat stenta a capire.

 

Tant’è che l’Istituto potrebbe passare la rovente palla al Commissario UE on. Paolo Gentiloni dandogli la possibilità di intervenire…a gamba tesa.

 

Con riferimento al primo aspetto…

Nel Def di il governo si è tenuto prudenzialmente un margine dello 0,8% (era lo 0,4 ad aprile) da spendere in disavanzo; esso origina dalla differenza tra l’andamento tendenziale del PIL (3,5%) e quello programmatico 2024 (4,3%).

Però l’imprevisto e non prevedibile peggioramento della nostra crescita -che pure è una tra le più alte d’Europa- al +1% invece del +1,4% potrebbe collocare il nostro deficit pubblico dal 140,2% (2023) al 139,6% (2026).

 

Quindi la Nota pone l’obiettivo “indebitamento” (obiettivo, ndr) per il 2024 al 5,3%, liberando i miliardi del cd “tesoretto”.

 

Si sta verificando però un imprevisto.

 

L’anno scorso Eurostat decise di contabilizzare il Superbonus 110% dal 2024 quale “spesa pubblica”. Perché riteneva che questi finanziamenti sarebbero stati tutti introitati (90 miliardi nel 2022) tutti entro il prossimo anno.

Cosa che non si verificherà.

Crediti d’imposta incagliati, scogli burocratici vari e pure ttoppi rallentamenti nelle autorizzazioni locali… hanno fatto sí che quei soldi non possano arrivare a breve nelle tasche dei beneficiari.

Per cui i deficit andrebbero caricati sì negli anni passati, corrente e futuri, ma -di converso- i benefici potrebbero spalmarsi su di un’arco di tempo superiore al dichiarato.

 

Un bel passaggio di palla -con il tacco- per Paolo Gentiloni, chè sarebbe tentato a rivedere i giudizi sull’economia italiana.

Magari per farci propinare -a cura di Giorgia però- dei nuovi balzelli.

 

Ecco perché il governo avrebbe già messo a punto due curiose contromosse.

 

1) La prima sarebbe quella di far ripartire azioni di recupero dei crediti fiscali.

Per cui il “deficit da bonus” verrebbe compensato da tante potenziali entrate che già erano destinate a rimanere chiuse dentro gli armadi.

2) Oppure riuscire a scambiare con le Banche dei Titoli di Stato -da stampare- dietro la cessione dei crediti d’imposta, maturati e maturandi, col “Superbonus”.

 

Accompagnando questa ardita azione… “do ut des” con delle nuove privatizzazioni.

 

Non è paradossale che la nuova anima liberale di Giorgia di fatto possa scaturire dal suo nemico n.1: il M5S?

 

 

Ah, com’è strana la politica…

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