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Con oltre 2.800 miliardi di debito pubblico (Bankitalia) -lo ammettiamo- è molto difficile fare oggi politica economica liberale in Italia.

 

Tocchiamo con mano questo assunto nella Manovra 2024 che il Consiglio dei Ministri proporrà al Parlamento: dove pure ogni attesa e promessa devono pur fare i conti con la realtà.

 

Un documento garantito dalla parola d’onore data dal nostro PdR Mattarella e/o dai Protocolli d’intesa -firmati dai predecessori- che l’attuale PdC Giorgia Meloni dovrà onorare soprattutto con l’Europa.

 

O prima o poi tutte le nostre riflessioni dovranno prendere atto di questi vincoli ma, ancor di più, approfondire il concetto che ha assunto sempre più spazio in questi anni anche nel Continente: la “sovranità” termina quando cessa la “solvibilità”.

Facendo sí che ogni spazio di libertà decisionale economica -in Europa e nel mondo- è un bel concetto, ma del tutto teorico.

 

Per ora noi ci limiteremo a tracciare i bordi del campo in cui il nuovo governo Meloni potrà giocare la sua partita.

 

Partendo da un dato: saranno 12 (invece dei previsti 24) -sui 35 complessivi- i miliardi su cui il Parlamento dovrà articolare lo stare sotto il 4% nel rapporto tra deficit e Pil.

 

Il governo ipotizza un 3,7%.

 

Con queste ridotte dimensioni sarà un “campetto” quello in cui Giorgia Meloni disputerà la sua prima sfida: noi, con questa nota, ci prefiggiamo prima di tutto di conoscere meglio quel terreno.

 

Innanzitutto condizionato dai… “pagherò” degli esecutivi precedenti, ma pure dal monte di debiti pregressi che dovranno pur sempre essere acquistati e riacquistati in mercati assai esigenti.

 

Soprattutto chi ha vinto le elezioni forte degli degli slogan “cambio tutto” o “rivolteró l’Italia come un calzino” dovrà digerire sempre queste lezioni.

Apprendendo, ad esempio, quanto sia duro l’onere di liberalizzare tutte le regole in settori che brillano per eccesso di nostri protezionismi.

 

Chi ha dimorato -negli ultimi lustri- al primo piano dove ora c’è Giorgia, ha usato i sempre minori margini di scelta economici e contabili che l’Italia ormai ha per tutta una serie di piccole follie creative (dal reddito di cittadinanza alle sedie a rotelle, dai monopattini fino al bonus 110%) che ora è compito di chi osteggió le stesse di onorare.

Inoltre…

 

Noi sappiamo che la “sterilizzazione delle clausole IVA” ha impegnato 3,45 miliardi..

 

Oppure che il “taglio del cuneo fiscale” passò da 3,5 (Conte II) a 5 miliardi (Draghi)…

 

Il “rilancio degli investimenti” vale 1 miliardo

di €…

Le missioni militari e gli interventi contro le calamità naturali (che avevano solo 850 milioni con Conte) sono arrivati a oltre 2 miliardi con Draghi…

E via discorrendo.

 

Questo è il pregresso che lascia al governo di oggi ben pochi margini di manovra.

 

Quali sono le priorità che il Consiglio dei Ministri ha deciso di proporre al Parlamento?

 

Due saranno le colonne portanti di una Manovra che

-ripetiamo- sarà di 35 miliardi complessivi.

 

1) La prima é la proroga dei cd. “regimi tutelati”, con i prezzi di luce e gas che saranno fissati dalla Autorità (ARERA), invece che dalle aziende distributrici.

 

2) La seconda -con il cd. “bonus carburanti”- sarà tutta concentrata sulle classi più deboli, caricando circa 1,3 milioni complessivi sulla carta “DEDICATA A TE” che riguarda più di un milione di famiglie a basso reddito.

Poi ci saranno anche percorsi agevolati per  i commercianti e per i liberi professionisti che hanno contenziosi aperti con il fisco e pure iniziative per il lavoro.

Incentivi per la natalità e un miglior coordinamento con le Regioni per gestire la sanità completeranno il quadro.

Di pura libertà negli appostamenti di Bilancio ormai non si può più parlare: né in Italia e neppure in Europa.

Perché troppi sono gli aspetti di condizionamento economici e finanziari che vengono posti prima delle scelte politiche.

Ché condizionano le stesse e le orientano quasi del tutto: obbligando quelle che una volta erano vere sovranità nazionali lungo dei percorsi obbligati.

Ne parleremo più approfonditamente in un prossimo articolo.

Per ora limitiamoci a prendere atto che il liberale non può più esistere: noi sosteniamo il governo Meloni per un tragitto che è assai difficile.

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