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Si sta ragionando di semplici numeri nella stagione post-estiva: in preparazione dei Bilanci nazionali e locali.

 

Ché i capitoli contabili sono un po’ come il sistema venoso entro cui scorrono le politiche concrete per i cittadini di questa nostra Repubblica.

 

Noi oggi non ragioneremo di numeri bensì di quelle politiche urbanistiche e ambientali pur praticabili che -in piccolo e sfruttando appieno la forza della sussidiarietà- tutti gli EE.LL. possono decidere in autonomia.

 

Partendo da una domanda: quel verde “aggiunto” (perché non pianificato in aree specifiche di PRG) e interstiziale nelle -e tra le- edificazioni già esistenti, soprattutto nei centri storici, può aiutare la lotta contro il cambiamento climatico?

 

In caso di risposta affermativa: gli atti amministrativi che lo immetterebbero avrebbero bisogno di ulteriori nulla osta da parte delle Regioni o degli Organi di Controllo?

 

Noi crediamo di no.

Perché di semplici riadattamenti al già autorizzato trattasi.

Per cui ogni Consiglio Comunale potrebbe, in totale autonomia, deliberare in materia.

 

A ben vedere questa sarebbe una vera rivoluzione per una Nazione come la nostra: ché ha proprio nella intensa -pure monumentale- qualità del già urbanizzato la propria caratteristica principale.

 

Perché non ci dovremmo piegare alla ineluttabilità dei vincoli, ma occorre trovare il modo di come pur forgiarli.

 

Alla prima scadenza del PNRR quasi 2 milioni di nuove piantumazioni dovevano ancora essere approvate e ben 6,6 milioni dovrebbe essere fatto nelle 14 aree metropolitane.

 

Obiettivi ambiziosi senza dubbio ma che potrebbero essere tutti colpiti con un grande sforzo unitario da parte di tutti.

 

Si riuscirà a programmare la convivenza tra città esistenti e nuovo verde?

 

Questo -tra l’altro- potrebbe migliorare pure la qualità dell’arredo urbanistico e le condizioni estetiche delle città.

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