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L’AUTONOMIA REGIONALE che doveva sbocciare come il primo classico fiore all’occhiello dopo l’estate per il Ministro leghista Roberto Calderoli pare ormai aver imboccato il binario morto.

 

“Non ci sono le condizioni per una nostra partecipazione ai lavori” della Commissione chiamata a delineare i punti della riforma: hanno scritto, firmato e inviato a Palazzo Chigi -dimettendosi- i tecnici Giuliano Amato, Franco Gallo, Alessandro Paino e Franco Bassanini.

 

Abbandoni che si aggiungono a quelli di Luciano Violante e Anna Finocchiaro.

 

Risultato: ben che vada il Governo Meloni

-con quel testo- dovrà sottoporsi a un bel referendum.

 

E, si sa, proprio i referendum sono le più ricche occasioni per affondare il premier di turno.

 

Giorgia Meloni, che ha annusato la trappola giapponese ordita contro di lei, pare non essere affatto intenzionata a ricoprire il ruolo del …fesso di turno …supportando le mire leghiste. Anzi.

 

Si stanno approssimando le Elezioni europee e questa certamente sarà legna da ardere dentro il caminetto della sfida ormai sicura tra Fratelli d’Italia e la Lega Salvini.

 

Insieme a quella della alleanza che quest’ultimo ha firmato con Marine Le Pen.

 

Antonio Tajani, con Forza Italia, sorriderà sotto i baffi virtuali?

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