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Con la scomparsa del proprio Fondatore, la coalizione che ora regge il governo Meloni potrebbe valicare nuove vette.
Ma pure no.
Certo è che elezioni europee del prossimo anno potrebbero aprire una sfida ideale anche per Giorgia Meloni: intenta a rifare per intero il maquillage di Fratelli d’Italia.
E’ mare mosso quello in cui si accinge a navigare la giovane leader.
Con onde difficili e significative; ché lei dovrà far capire a tutti verso quale porto intende far navigare l’intera flotta: con troppe e varie imbarcazioni moderate, se del caso anche andando di bolina.
La bussola -già da tempo- sta segnando una rotta: l’unione di PPE con ECR, VOX, CATTOLICI, LIBERALI, da RENEW EUROPE fino ai CONSERVATORI.
Ordinati dietro a pochi vessilli unici, per cogliere scopi palesi precedentemente concordati.
Il principale di essi è politico.
Separare il PPE dal vasto mondo socialista -com’è già accaduto qui in Italia- significa di fatto far dissolvere quel “modello Ursula”: che ha fatto della … disattenzione sui temi migratori… il proprio mastice unificante!
È esattamente lo stesso schema politico che non riuscí a completare Silvio Berlusconi, ma che ora è del tutto alla portata del duo Meloni-Tajani.
Lo schema potrebbe far accomodare il nostro Ministro degli Esteri sulla poltrona che ora è occupata da Ursula von der Leyen.
Saldare i popolari spagnoli con la destra di Vox è stato un primo chiaro segnale: che ha già sferrato un formidabile diretto a Pedro Sánchez in terra iberica.
La PdC italiana (ancora alla guida di ECR), con Santiago Abascal, ha così tessuto e pure confezionato l’abito generale.
Manca solo che Forza Italia riesca a condurre dentro il cerchio magico il maggior numero possibile di altri moderati e del cd.”modello Ursula” resterà solo un vago e lapidario ricordo.
Il secondo obiettivo da cogliere è la logica conseguenza del primo.
Recuperare appieno i concetti di “Patria” e “Nazione”: chè potrebbero essere la trave portante su cui basare diverse politiche EU per gestire l’impegnativa emergenza migratoria.
Il nostro governo -altro aspetto da tenere in giusta considerazione- non potrà più prendersi “a randellate” con Bruxelles.
Pure alla sua dialettica Giorgia Meloni sta apportando modifiche: in primo luogo con l’ampliamento, ad esempio, del concetto di “partigiano-patriota” che il/la nostro/a Premier ha già usato in ricordo della staffetta partigiana Paola del Pin.
Ma sono tanti altri gli aspetti che non possono essere sottovalutati.
Insomma, si palesa un cimento assai difficile ma alquanto intrigante per tutto il fronte liberale moderato: sia in campo nazionale che europeo.
In tanti -dentro a questo nostro mondo- già si stanno ponendo una domanda sostanziale, la stessa che ci rovella ogni notte: al/la Presidente è giusto dare una mano per rinfrescare le vecchie pareti o no?
Anche se il liberale non condivide mai lo schema politico fisso e immutabile (quello che vorrebbe cementificare tutti e tutto -per sempre- o a destra o a sinistra), ma ama ponderare i fatti concreti per poi soppesarli appieno prima di assumere una propria libera decisione, in questo caso non ci pare affatto negativo operare per arricchire un nuovo scenario di opzioni di scelta.
È in forza di tale logica che il primo segnale positivo lanciato sul pur vituperato Meccanismo Europeo di Stabilità non va affatto sottovalutato.
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