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Due presupposti vanno posti in premessa: nel mondo non tutti applicano gli stessi concetti di democrazia che espose Alexis de Toqueville e che -quindi- non tutte le forme di governo sono assimilabili.

 

Di conseguenza le modalità con cui i popoli sono ordinati e governati non possono essere parametrati unicamente sulle nostre visioni politico-democratiche occidentali.

 

Perché ciascuno ha storicamente vissuto la propria forma di Rivoluzione e per questo va tollerato. Capito e rispettato.

 

Il concetto di esportare fuori la “mia” forma di democrazia è un principio che ha già creato abbastanza danni, non facendoci più dormire sonni tranquilli, come sarebbe stato giusto nell’epoca del più evoluto “2.0”.

 

Una volta era il Muro di Berlino a segnare lo spartiacque tra due modi di intendere la giustizia popolare e la democrazia.

Ora non più.

Oggi, emblematicamente, semmai il confine tra Occidente e Oriente si è spostato sul territorio ucraino.

 

Con Europa e USA da una parte (anche se non in forma offensiva, ndr) e Russia (l’invasore) e Cina dall’altra: posto che tra il Nord e il Sud del globo le democrazie sono …variabili: soprattutto nel continente africano dove si procede a “macchia di leopardo”.

 

Per noi europei occidentali -quindi- circa il 70% della popolazione mondiale è governata da regimi democratici.

 

A Davos, una settimana fa e in modo assai pragmatico, i rappresentanti degli Stati mondiali si sono seduti attorno allo stesso tavolo per cercare di darsi delle regole commerciali comuni; posto che è l’ONU a occuparsi dei valori e dei diritti universali.

 

Hanno cercato -despoti ed eletti- di trovare delle intese per la tutela di quella casa comune che è il pianeta sofferente.

 

Sul clima, sul commercio e sulle regole della leale concorrenza economica.

 

È stato fatto tuttavia un un’importante passetto in avanti: sanzionando l’invasore russo e dando spazio pure a delle forme di isolamento che cerchino di soffocare l’estremismo religioso iraniano.

 

È sbagliato quindi, per noi, dire che a Davos si è fatto poco o nulla.

 

In quanto riteniamo che sia importante aver raggiunto un linguaggio comune e una univoca visione prospettica sui temi della emergenza ambientale e pure con un preciso riferimento alle sanzioni che sono state comminate all’invasore Putin (in sostanza una sorta di “via libera”, ndr).

È poco? Per noi no.

 

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