IL BLUFF FISCALE (due ipotesi di riforma targate Meloni)

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L’obiettivo che il governo si porrà -è stato detto in occasione della approvazione della delega necessaria poter emettere specifici decreti legislativi (che poi spetterà al Parlamento convertire, com’è sempre accaduto da decenni in qua, ndr)- è quello di passare dalle 4 alle 3 fasce di prelievo tributario.

 

Due sono le ipotesi da approfondire.

 

– La prima (23%, 27% e 43%) comporterebbe dieci miliardi di minori entrate (costo della riforma: 10 miliardi).

– Mentre la seconda (23%, 33% e 43%)

ne farebbe incassare quattro in meno (costo sei miliardi).

 

Come poter ricoprire le spese?

 

In primis dagli sconti fiscali praticati (detrazioni per mutui, o su spese sanitarie, o assicurative etc etc).

 

“Abbiamo circa 600 (seicento) fattispecie di detrazioni attive, che costano 156 miliardi”, ha detto con sicurezza il viceministro con delega Maurizio Leo.

 

Fino ad oggi, nonostante il clamore mediatico, in realtà è stato solo un puro annuncio di intenti, peraltro ancora quasi del tutto indefinito.

 

Tanto che lo stesso governo Meloni sta seriamente pensando di passare la patata bollente a noi cittadini, lavandosene le mani -mettendoci l’uno contro l’altro armato- per far fronte al dilemma di quale detrazione (ma non sarà detto così, ndr) abolire.

 

Gli anziani da curare sono di più delle giovani coppie da formare e che devono contrarsi il mutuo per la casa?

 

Ché vinca il migliore: perchè questa sarà la forma maggioritaria deresponsabilizzante il politico “2.0”.

 

Ci vorranno alcuni mesi quindi perché uno straccio proposta definitiva del governo veda la luce.

 

Comunque la pubblicità è progresso.

Riforma fatta.

 

Oggi abbiamo 4 aliquote progressive: fino a 15.000 € il prelievo è del 23%; da 15 a 28 25%; da 28 a 50 il 35% e oltre i 50.000 sale al 43%.

 

Quale ipotesi è stata studiata dal governo?

 

Fino a 15.000 € 23% (eguale), da 15 a 50.000 27% e sopra i 50.000 permane 43%.

 

In realtà questa grande intuizione accorperebbe le due fasce mediane.

 

Anche dentro la stessa maggioranza, però, questa grezza approssimazione provoca dei maldipancia.

 

E allora?

Chi ha un voto in più comanda pure il fisco.

Semplice no?

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