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Tre approcci il CdM -convocato in tutta fretta a Cutro- poteva assumere.

 

Anche perché esso, di fatto, era stato preparato dalla visita umanitaria che il PdR Mattarella aveva riservato alle famiglie scampate al naufragio ed alle povere bare.

 

Il primo poteva essere l’ennesimo annuncio di un “giro di vite” da farsi per i trafficanti di uomini che stanno segnando il tempo del nostro dolore.

 

Il secondo poteva meglio puntualizzare e perfezionare le norme che presiedono alle attività di soccorso in mare della nostra Guardia Costiera, messa in difficoltà dalle varianti che a questo doveroso sforzo umanitario sono state apportate nel tempo.

 

E il terzo, infine, sarebbe potuto consistere nel giusto ed equilibrato mixaggio tra le due ipotesi testé scritte: un lavorío più impegnativo, ma di certo più proficuo.

 

Aver scelto unicamente la prima strada

-peraltro risparmiando sui fiori o sulle carezze- è il segno del tempo politico che stiamo vivendo, tutto giocato sul forzuto braccio di ferro tra Giorgia e Matteo: gli azionisti di maggioranza di questo freddo governo.

 

Che senso ha -allora- avere una donna, una madre, una convivente o moglie, quale Presidente del Consiglio se manca del tutto quel… tocco di femminilità in più che solo le donne possono dare pure al dolore?

 

Perché fermarsi, portare un fiore o accarezzare i sopravvissuti, prendere un peluche per strada (quei pupazzetti che hanno pure gettato i calabresi quasi fossero rose), sarebbe stato un bel vedere.

 

La parata di monovolumi blu con i vetri oscurati, le scorte davanti e dietro e le sirene che annunciavano l’arrivo della Casta, invece no.

 

La prima opzione scelta e la esibizione di certo distacco poteva farsele anche a Roma signora presidente.

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