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Lo scontro maggioritario che ispira la vita politica di questa seconda Repubblica non c’è dubbio alcuno che favorisca, oltre che temi propri dell’individualismo mediatico, anche il pratico arroccamento di partiti che stanno -al di là di ogni ragionevole dubbio- perdendo di vista ogni logica di mediazione. Pure all’interno delle stesse coalizioni.

 

Così vi abbiamo già descritto quanto stia accadendo dentro il Partito Democratico e ora cercheremo di completare il quadro con la storia di Fratelli d’Italia e di Giorgia Meloni.

 

Il Partito venne fondato da uno sparuto drappello di dissidenti che -raccolti per strada dalla leader- si opposero a Mario Monti nel 2012; per poi triplicare la prestazione nel 2018. Quando, di fronte ad una attonita platea del tutto analoga a quella in cui si esibì Gianfranco Fini, fu proprio Giorgia ad aprire il suo primo varco di …”lesa Maestà”: perché, accordandosi con Matteo Salvini, la giovane donna candidò proprio quest’ultimo a Presidente del Consiglio, togliendo -di fatto- lo scettro del comando a Re Silvio I,II e III.

 

Una puntata ardita quella, ma del tutto funzionale (se vista a più lunga gittata) per stabilire un principio tuttora valido per il fronte opposto a quello di sinistra: nostro candidato premier sarà colui che -con il proprio nome ben stampigliato sul simbolo del partito- otterrà un voto in più degli altri due. Casella 1 conquistata.

 

Giorgia Meloni però non si è fermata a una semplice gittata nazionale.

 

Il suo vero capolavoro aggiuntivo è stato quello -alla faccia dei sovranisti- di spianarsi la strada anche in Europa: incassando la Presidenza dell’ECR, il Partito dei conservatori europei (Vox inclusi).

Sembrava una scelta incomprensibile allora: non lo è affatto oggi, in presenza di un PPE che sta rammendando alleanze per conquistare lo scranno più elevato nel Parlamento di Strasburgo e l’ECR è in una ottima posizione strategica, antisocialdemocratici doc.

Come finirà non ci é dato di saperlo, ma il Partito Popolare europeo è un alleato perfetto per il nostro Presidente del Consiglio.

 

Tutto a posto?

Nemmeno per sogno, perché difetta la classica ciliegina sulla torta.

Gli applausi convinti di un bel “Fiuggi2”.

Un vero capolavoro, quello fatto da Giorgia da Mostacciano, già lady Garbatella.

Chapeau Presidente.

 

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