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Si sta abbassando il tasso di inflazione (quindi dei costi, ndr) nella Unione Europea.

Più precisamente nella Eurozona.

 

In primo luogo la riduzione dei costi energetici ha concluso un trimestre davvero terrificante: con una inflazione a due cifre.

 

Il clima mite ci soccorre assai.

 

Si aprono, in contemporanea, delle concrete prospettive per il ritorno di un tasso di inflazione più contenuto.

 

Un fatto, questo, che era del tutto impensabile sino a qualche settimana fa: quando l’aumento dei prezzi registrato era del 20,7% in Lettonia; del 12,3% in Italia; del 9,6% in Germania e del 6,7% in Francia.

 

La strategia di diversificazione degli approvvigionamenti energetici seguita dalla UE comincia a cogliere nel segno: abbinata agli aiuti concessi -a vario titolo- a famiglie e alle imprese che hanno rafforzato la tenuta che c’era stata nello scorso mese di dicembre.

 

Quando i prezzi della energia sono saliti di ben il 25,7% su base annua, facendo seguito al poderoso +41,5% che si era registrato a ottobre.

 

La pressione dei prezzi, comunque, rimarrà ancora elevata: seppure essa abbia rallentato di molto (+9,2%).

Però questo andamento ancora non soddisfa i più accorti economisti.

 

Anche per la BCE l’inflazione complessiva dell’area €uro dovrà stabilizzarsi al 2%: ma questo avverrà nel più lungo termine (2025, ndr) mentre già sono forti le pressioni sindacali per far aumentare da subito i salari che si sono troppo stressati.

 

Quest’anno i prezzi avranno ancora una media di crescita di oltre il 2,5%.

 

I tassi di interesse praticati dalla BCE è previsto rimangano elevati, anche per consentire un rapido ritorno della inflazione al 2%.

 

Vi è da dire, infine, che il tasso di crescita del PIL in Europa è rimasto sempre positivo.

 

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