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Un fluorescente segnalibro finisce per dare il taglio con cui il governo – ogni governo italiano- intende segnare la propria azione.

E pure il proprio spirito innovativo.

 

Si chiama ora ITA, ieri ALITALIA.

 

Smentendo Mario Draghi (che pure aveva preso l’impegno in sede PNRR), ora Giorgia Meloni non solo nega di voler “sganciare” dalle tasche dei contribuenti onesti la inefficiente Compagnia tricolore sovranista, ma alza la posta investendo pure nell’acquisto di nuovi aeromobili.

Perché -alla fine- ogni forma di aiuto economico finisce sempre per arrivare dalle nostre tasche.

 

“Taglieremo il Reddito di Cittadinanza”, però. Complimenti.

 

Un Dpcm targato MELONI ha stabilito -la settimana scorsa- un vero e proprio condono per una Compagnia che, pur dimagrita assai, ha continuato ad accumulare perdita su perdita.

 

Vediamole entrambe.

ITA è nata il 15 ottobre 2021 dalle spoglie della fu ALITALIA.

 

Con 69 aerei e 2.800 dipendenti ha chiuso (al 31 dicembre us.) due mesi e mezzo di vita con un bel “rosso”: -149 milioni.

 

Nel primo semestre 2022, invece, il buco (a causa anche dell’aumento dei costi del carburante) è lievitato di 272 milioni.

Per un totale di -421.

Qualcosa già, lo capirebbe anche un bambino, non va proprio.

 

Ecco perché una difesa ad oltranza di ITA proprio non si coglie, soprattutto se essa viene parametrata alla ferma volontà di togliere quella forma di aiuto agli ultimi che si chiama reddito di cittadinanza.

 

Perché se nella ultima fattispecie il problema è rappresentato dai controlli inefficaci ai troppi truffatori, nel caso di ITA la emorragia di denaro pubblico appartiene tutta al DNA di una Società inefficiente.

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