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La legge di bilancio 2023 prevede che il processo di definizione dei LEP (livelli essenziali delle prestazioni, ndr) debba precedere ogni processo di riforma regionale.

Perché un livello minimo di servizio pubblico dovrebbe essere garantito a tutti gli italiani.

Perchè questo è “il” Paese che i nostri padri Costituenti hanno voluto e che nessuna spinta autonomistica potrà mai abbattere.

In materia si registrerà sempre una intesa trasversale. Per fortuna.

 

Detto questo si può commentare il bel … freno a mano che è stato imposto al Ministro Sen. Calderoli e pure alla sua intemerata riformatrice.

Perché non si possono avere tante Italie (di serie A, B, C….giungendo persino alla categoria dilettanti) quando si parla a esempio di sanità, di assistenza, di scuola e di trasporti locali.

Questo -almeno in Italia- è il cuore della giustizia delle opportunità date a tutti.

Garantire eguaglianza almeno sul livello minimo delle condizioni di partenza.

 

Così le cd “Regioni leader” (Lombardia e Veneto, ad esempio) dovranno attendere ancora un pò: ché le altre “sorelle” riescano a conseguire dei risultati di efficienza minimi.

 

L’Ufficio Parlamentare di Bilancio (a cui spetta il compito di istruire i dossier su cui i votanti si formano prima di esprimersi, ndr) ha correttamente sottolineato questo aspetto critico della norma Calderoli.

 

Una proposta che non fa altro che una ricognizione dell’esistente, quindi non è affatto…”potabile”.

In buona sostanza il Ministro Calderoli non ha fatto niente di più che un semplice “copia-incolla” della situazione esistente. Punto.

 

Con la buona pace di tutte le truppe cammellate salviniane e pure delle punte regionali più avanzate ed egoiste.

 

Fontana e Zaia: dietrofront!

 

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