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Almeno cinque (5) volte il buon PdR si è lanciato sulla riga per salvare dagli autogol il governo Meloni I, facendoci capire a tutto tondo i pericoli verso cui incorreremmo se quella Alta figura fosse eletta dal classico “voto in più”. Esaminiamoli.

 

Partendo dall’ultimo: in cui Mattarella ha bloccato -con obiezioni motivate- quell’innalzamento a 5.000 € del contante in tasca (che sarebbe servito solo ed esclusivamente a scopi propagandistici) che era già previsto dal decreto “aiuti-quater”.

Quale grande “necessità e urgenza” ci sarebbe stata per non inserirlo invece (come sarà,ndr) in una norma ordinaria da sottoporre al Parlamento?

Già, ma quella era una bandierina-specchietto per alcune guappe allodole: che di solito viaggiano con contanti fino a 20.000 € in tasca e che votano Salvini.

 

Stessa storia per gli interventi sulle Cartelle Esattoriali e per la sanatoria che è stata ventilata per il rientro dei capitali dall’estero.

Tutti vessilli identitari per una “guappa” destra: peraltro alquanto vuota di idee veramente riformatrici.

 

Terza scivolata e salvataggio: il 28 ottobre, in occasione della giornata per la ricerca sul cancro, il mite Sergio ha ammonito sul fatto che la pandemia non può dirsi superata e che la guardia va tenuta alta, soprattutto per la popolazione più anziana.

Dietro a quelle frasi quasi tutti hanno letto un altolà a quel “tana liberi tutti” che, con grande fracasso mediatico, da Palazzo Chigi stava per essere barrito.

Facendo accompagnare lo stesso da una sorta di sanatoria per quei pochi -per fortuna- medici “no vax”.

 

Il quarto salvataggio è avvenuto sulle norme “no rave”.

Perché quel decreto, approvato nella prima seduta del CdM, è riuscito nel fine capolavoro di dividere la maggioranza facendo infuriare una sinistra unita come non mai di questi tempi.

Perché le forzute norme contenute in quel capolavoro di delicatezza giuridica (pesanti condanne e sequestri vari) è alfine finito in cavalleria, con il Presidente Meloni che si è affrettata a precisare che la norma verrà scritta “come il Parlamento vorrà”. Solo dopo quella precisazione doverosa Mattarella ha firmato.

 

Veniamo alla quinta e ultima scivolata: in materia di politica estera, ché è stato un vero capolavoro di leggero ardimento istituzionale.

C’è un “malinteso” (chiamiamolo così chè è meglio) con la potenza nucleare europea francese attinente la questione migranti.

Perché -probabilmente- gli uffici legislativi o non si sono ancora formati per bene in materia di diritto della Navigazione; ovvero che essi non si siano prodigati a fornire al nostro premier tutte le corrette informazioni del caso.

Ovvero che il prode Ministro ai trasporti Salvini abbia capito…fischi per fiaschi… in ordine al Codice della Navigazione: proveniendo da una Padania che il mare lo vede solo in cartolina e, al più, sa solo formare i suoi politici in materia di nebbie.

Il francese lesto lesto sta per impadronirsi del pallone per spingerlo in fondo alla nostra rete con il gaudio di tutta l’Europa pronta a urlare “gool”…. Quando…

Dal buio spunta il gambone del buon Sergio che lo spinge in angolo.

Risultato: la nave attracca in Francia e Macron fa finta di non vederla…

 

Un Presidente eletto da un voto in più?

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