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Non c’è dubbio alcuno sul fatto che l’essere alla vista di tutti possa creare dei seri problemi comportamentali.

Dovuti alla mancanza di riflessione e pure alla pratica impossibilità di compiere virate o, addirittura, dignitose retromarce.

In politica poi, dove ogni singolo passo dovrebbe essere iper-ponderato, centellinato sino all’ultima goccia per non trovarsi contraddetto con le spalle al muro su giornali e TV, questo problema esiste.

Eccome.

Rafforzato dalla pratica impossibilità di conoscere l’intero ginepraio di norme e di rivoli di spesa che irrigano questo Stato di fatto illiberale.

Per cui, senza forse, i vertici apicali del Ministero del Tesoro potrebbero impartire delle lectio-brevis a quelli che sono i rappresentanti di un popolo comunque sempre scontento.

 

In questo contesto assai complicato abbiamo apprezzato il pratico “silenziatore” che Giorgia Meloni (Presidente del Consiglio in pectore, ndr) ha imposto alle proprie intemerate: del tutto improbabili quando lei era a capo della opposizione a Draghi.

Perché proprio con lui Giorgia -ora- pare essere in perfetta sintonia di intenti.

 

Giorgia sa bene che proprio la carta Draghi è il formidabile Asso che si potrebbe calare o per la Presidenza della Repubblica o a Bruxelles, dove Ursula von der Leyen sta per terminare il suo mandato alla Presidenza della CE.

 

Non ci dovrebbe essere proprio partita alcuna qualora quella carta l’Italia giocasse sul vituperato tavolo europeo.

Sarebbe, tra l’altro una prima e scintillante medaglia d’oro quella che Giorgia potrebbe appuntarsi al petto.

 

Ma non ditelo a Salvini, intesi?

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