IL BISCAZZIERE

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Il sistema presidenziale è un muro portante la intesa proposta dalla destra su input di Giorgia Meloni, ché vorrebbe così affermare due logiche.

Quella del… “un voto in più e mi porto via il banco” e pure quella “dell’uomo solo al comando”.
Logiche del tutto novative rispetto al sistema costituzionale che ci ha nutrito sino ad oggi, ma che sono pure espressive di una diversa percezione della cultura istituzionale che ha retto dal dopoguerra il nostro assetto democratico.
Non che questo sia un sistema antidemocratico, beninteso (la Francia vive con esso e sta bene, ndr), ma non ci pare che esso corrisponda alle particolarità del nostro Paese.
Un Paese che ha avuto nelle articolazioni locali la propria peculiarità distintiva.
Nelle arti, nei monumenti, nei linguaggi, suoni, poesie… e pure nei mille caratteri della sua gente.
Questo è il primo punto da valutare aprendo la scheda elettorale.
Il secondo riguarda la lunga lista di riforme precise che il Presidente Draghi ha sottoscritto -d’intesa con il PdR- con l’Europa nel momento dell’incasso della prima rata PNRR.
Una forte elenco di norme e atti esecutivi su cui -guarda caso- con occhio critico vigila soprattutto l’ex Presidente del Consiglio, il PD Paolo Gentiloni.
Ecco, rispetto a logiche del tutto rivoluzionarie, vanno responsabilmente ponderato questi aspetti.
Ma vi è un terzo versante, anch’esso delicato, da tenere bene in mente.
È una vecchissima idea quella che -da almeno un quarto di secolo- anima i nostri dibattiti.
La riforma dell’IRPEF con le sue poche aliquote uniche è segno di netto mutamento di rotta rispetto alla logica della progressività.
“Stiamo lavorando come matti” disse una volta l’ex Presidente Giuseppe Conte.
“La approveremo nel 2020” soggiunse in una eccessiva -come dire?- fiducia da prestazioni.
Egli voleva accorpare le due aliquote più basse (23 e 27%) in una sola, al 20%.
Conte ruzzolò e… buonanotte ai suonatori!
Questo per dire che la scoperta di Giorgia è un vecchio ritornello già cantato.
Forse converrà ragionare meglio sulla circostanza che questa Repubblica è di fatto fondata… sul “vizio”!
SÌ, perché slot-machine, automobili, gratta e vinci etc.etc., marciano alla grande nonostante tutto.
Pensate: nel 2018 (meno di un lustro fa) noi italiani scommettevamo -tra lotterie e videopoker- oltre 105 miliardi di €., che portavano nelle casse dello Stato ben oltre i dieci miliardi.
La prima cifra, pensate, era quasi esattamente corrispondente alla media della evasione di quell’anno.
Solo che quei soldi… “ce li mangiavamo” in assoluta libertà.
Un grande segno liberale, non c’è alcun dubbio, ma incanalato dallo Stato per i rivoli giusti.
Il… “tana liberi tutti”… é una vecchia suggestione elettorale: solo che di fatto significa una grave e colposa sottovalutazione delle nostre intelligenze.
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