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Una scuola di pensiero dice che la pena è il più grande deterrente al crimine.

Un’altra che non c’è alcuna significativa correlazione tra pesantezza della pena e delitto commesso. Perché -sostengono- “l’ultima cosa che il criminale considera è la pena a cui va incontro “.

 

Ciò su cui tutti parrebbero convenire (e ci mancherebbe altro che non fosse così) è che i delitti contro il genere femminile -che i maschi commettono- hanno ormai del tutto oltrepassato i limiti di tollerabilità.

 

In ogni Stato.

Nella Repubblica Italiana in particolare.

Bisogna assolutamente porvi rimedio.

 

Qui le strade paiono dividersi: tra chi ritiene debbano essere accresciute le pene da comminarsi agli assassini e chi auspica possa aumentare il senso di responsabilità e di formazione educativa, posto che le pene sono più che sufficienti.

 

Con ogni probabilità il governo Meloni perseguirà la via intermedia: frutto del nuovo abito moderato che il nostro PdC sta indossando.

 

Niente eccessi, né da una parte né dall’altra. Ma un corretto e responsabile mix tra educazione e pena.

 

Su questa linea dovrebbe convenire pure il PD, ché collaborerà nonostante le piazze.

Può darsi che una pagina nuova finalmente verrà scritta insieme.

 

Ove questo dovesse accadere tutte le tristi storie (nel solo anno corrente) di Giulia, Martina, Oriana, Teresa, Alina, Yana, Melina, Santa, Iulia, Maria Febronia, Zenepe, Sara, Brunetta, Danjela, Jessica, Giulia, Pierpaola, Maria Brigida, Floriana, Svetlana, Margherita, Maria Michelle, Mariella, Angela, Sofia, Celine Frei, Anna, Vera, Rossella, Marisa, Maria Rosa, Liliana, Anna Elisa, Klodiana, Concetta, Annalisa, Etleva, Michelle Faiers e Giulia, non saranno passate invano.

 

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